Assistere gli immigrati: truffatori o professionisti del sociale?

Oggi si fa un gran parlare di emergenza immigrazione sui media locali e nazionali, i politici di ogni schieramento esprimono opinioni estreme in un senso e nell’altro, per raccogliere qualche voto in più, ed ultimamente anche la magistratura si è interessata di progetti per l’accoglienza dei migranti. Siccome mi sono occupato per diverso tempo anche io di immigrazione sul territorio, vorrei esprimere alcune considerazioni in merito, derivanti dall’esperienza diretta.Innanzitutto distinguiamo il fenomeno dell’immigrazione, regolare o clandestina, dai richiedenti asilo politico, o altre forme di protezione internazionale. Per quanto riguarda l’immigrazione, l’Italia ha varato la legge Bossi-Fini (dai nomi dei primi firmatari), che restringe molto il numero dei migranti regolarmente accolti nel nostro paese. A livello internazionale l’Italia ha oggettivamente adottato una delle leggi più restrittive in merito all’immigrazione rispetto al resto dei paesi industrializzati e questo, a seconda delle opinioni politiche di ciascuno, può essere un bene o un male. Tutti i migranti che arrivano nel nostro paese possono quindi essere classificati innanzitutto come regolari (che rispettano i parametri della Bossi-Fini, e non rappresentano un problema) o irregolari (che vengono regolarmente espulsi dall’Italia). Fin qui tutto sembra chiaro, ma la faccenda si complica con i migranti richiedenti asilo politico o altre forme di protezione internazionale. Per poter capire meglio il significato dell’asilo politico, senza essere esperti in Diritto Internazionale, possiamo ricordare che l’Italia è tra le nazioni firmatarie della Convenzione di Ginevra. A Ginevra, gli stati democratici e civili di tutto il mondo si sono accordati per garantire la protezione e l’accoglienza di tutte le persone vittime di persecuzioni nei propri paesi d’origine, al fine di tutelarne la vita prima di qualsiasi altra considerazione politica o economica. Questi impegni presi dal nostro paese ci pongono tra i paesi civili e democratici, e ci impongono di sostenere le popolazioni perseguitate, allo stesso modo in cui noi siamo stati sostenuti durante il lungo percorso dalla dittatura fascista alla democrazia repubblicana. L’Italia ha dunque l’obbligo morale e legale di accogliere e sostenere tutti quelli che scappano dalle persecuzioni nei propri paesi d’origine ed entrano nel nostro (legalmente o illegalmente), garantendone il sostentamento fino alla fine del pericolo. Dall’interpretazione parziale ed utilitaristica di questo indiscutibile obbligo nascono oggi in Italia i problemi dell’emergenza immigrazione, che crea tanta paura nella società e tanto dibattito politico.Innanzitutto, visto che l’Italia può legalmente ed automaticamente respingere i migranti clandestini, ormai quasi tutti i migranti hanno imparato che conviene dichiararsi rifugiato politico, o vittima di persecuzione, a prescindere dalla reale persecuzione nel paese d’origine. Nel dubbio sulla reale persecuzione, giustamente l’Italia accoglie tutti i migranti. Questa prassi ha portato all’incremento esponenziale degli arrivi, a discapito delle condizioni di viaggio a rischio, ma se l’Italia procedesse in maniera diversa violerebbe palesemente quanto stabilito a Ginevra.Con l’afflusso di migliaia di migranti, è iniziata la gestione di quella che è stata fatta passare per emergenza, con modalità che purtroppo hanno caratterizzato il malaffare il malaffare italiano da sempre. Purtroppo la macchina burocratica italiana impiega moltissimo tempo ad accertare il reale pericolo nel paese di origine per i richiedenti protezione internazionale, e dunque lo stato è costretto ad ospitare tutti i migranti, mettendo insieme sia i richiedenti asilo onesti, che tutti coloro i quali approfittano della richiesta di asilo per entrare illegalmente in Italia. Nel dubbio sul fatto che siano realmente perseguitati, l’Italia non può sorvegliare questi migranti che, se realmente perseguitati, dovrebbero essere aiutati. Nei centri di accoglienza vengono dunque ospitati migranti che, se non necessitano realmente di protezione internazionale, spesso scappano e vagano per il paese, o emigrano clandestinamente in altri paesi, in cerca di fortuna o a scopi delinquenziali, comunque senza documenti regolari. Anche  poter lavorare o integrarsi con la società, in attesa di ricevere la documentazione necessaria per vivere in Italia fino a quando non potranno rientrare in patria in sicurezza. Nell’accoglienza dei rifugiati subentra quello che in Italia si definisce Terzo Settore: lo Stato Italiano delega Associazioni e Cooperative Sociali a gestire l’accoglienza dei rifugiati, in attesa di esaminare la situazione di ciascun migrante arrivato, e decidere a chi rilasciare lo status di rifugiato politico, o qualsiasi altra forma di protezione, e spesso tale delega dura mesi, se non anni.  Vista la mancata predisposizione di strutture idonee all’accoglienza, ad ogni nuovo sbarco di migranti richiedenti asilo, lo Stato Italiano vive una nuova emergenza e, come tutte le emergenze, ricorre agli affidamenti diretti dei servizi, non potendo aspettare i tempi lunghi di un bando pubblico. Purtroppo lo Stato, convinto di poter risparmiare, non ha adottato una politica atta a costruire strutture e logistica per l’accoglienza dei migranti stabile, che fosse pronta in caso di emergenza, ma ha preferito procedere di volta in volta, sperando che il fenomeno non crescesse troppo. Con l’aumento esponenziale dell’immigrazione, dovuto a fenomeni mondiali come il terrorismo e la crisi economica, la politica adottata dall’Italia si è rivelata estremamente fallimentare e, in piena emergenza, abbiamo accolto i migranti in strutture fatiscenti, gestite da realtà che non sono state valutate da nessuno, alle quali non è nemmeno possibile chiedere rendiconti, in quanto continuamente subissate di nuovi invii.

L’immenso caos generato ha portato a fenomeni di distrazione di ingenti somme di denaro pubblico (stanziato dall’Italia e dalla Comunità Europea), ed a inchieste giudiziarie volte a ricercare i colpevoli di reati nei confronti di soggetti venuti in Italia in cerca di protezione (Mafia Capitale). Come uscirne? Sicuramente l’Italia ha un gravissimo problema di lentezza burocratica nell’accertamento delle richieste di protezione internazionale che ha dato adito alle più disparate ruberie, e ostacola il lavoro dell’accoglienza che dovremmo essere obbligati moralmente ad offrire. L’idea di suddividere i migranti in piccoli gruppi, ed assisterli nei vari comuni, come viene oggi fatto nel Distretto Sociosanitario RMF1 è sicuramente una modalità interessante ed efficace di gestire il fenomeno, piuttosto che la gestione dei grandi numeri. Soprattutto una revisione radicale della politica dell’accoglienza, basata sulla prevenzione e non sull’emergenza, sugli accordi internazionali e non sulle beghe politiche nazionali, potrebbe però facilitare il lavoro dei professionisti che quotidianamente favoriscono l’integrazione dei richiedenti protezione internazionale, o delle aziende nelle quali lavorano migranti al fianco di italiani. Utilizzando i fondi comunitari per la costruzione di servizi stabili di accoglienza e mediazione culturale, si potrebbe creare lavoro stabile per gli italiani specializzati in questo settore (mediatori, operatori sociali, tecnici, ecc …), ridurre notevolmente l’immigrazione clandestina e favorire l’integrazione dei richiedenti protezione, trasformando così il problema immigrazione in una risorsa per la collettività.

 

Dott. Alfonso Di Giuseppe

Psicologo