le dichiarazioni della signora Emanuela Monti, moglie del dottor Fabio Tosi

SANTA MARINELLA – “E’ stata una cosa che non ci saremmo mai aspettati. Ritrovarci su tutte le testate giornalistiche come mostri sbattuti in prima pagina ci ha fatto veramente male”. A parlare in una intervista esclusiva a “La Provincia” è la signora Emanuela Monti, moglie del dottor Fabio Tosi, lo psicologo gestore della casa famiglia Il Monello Mare, ancora agli arresti domiciliari dopo il blitz fatto dalla Squadra Mobile di Roma nella struttura di via Raffaello a seguito di una denuncia presentata da un’assistente sociale di Roma che aveva raccolto le confidenze di una minorenne che era stata ospite della casa famiglia di Santa Marinella.

 

Agli inquirenti, la giovane, ha raccontato di cose terribili che succedevano all’interno del centro protetto, tanto che l’accusa che è stata avanzata nei confronti del dottor Fabio Tofi, della moglie Emanuela Monti e di tre operatrici è stata quella di maltrattamenti aggravati, lesioni aggravate e violenza sessuale aggravata. Accuse infamanti che lasciano un senso di sconcerto nell’opinione pubblica. “Volete sapere qual è la verità – confessa la dottoressa Monti – è che siamo di fronte ad una persona, quella che ha lanciato queste accuse nei nostri confronti, che ha voluto vendicarsi per non avergli consentito di restare nella nostra casa famiglia. Però non potevamo tenerla con noi, era un pericolo per gli altri ospiti e per gli operatori. Ci accusa per un filmato fatto con un telefonino in cui si vedrebbero atti di violenza nei confronti di una ragazza. Era una giovane con gravi problemi che ci era stata affidata, e la madre ci aveva chiesto di dargli con una certa continuità le medicine che gli erano state prescritte. Lei non voleva prenderle e vaneggiava minacciando di buttarsi di sotto. Non abbiamo fatto altro che tenerla con veemenza per togliergli un coltello che aveva in mano. Se pensavamo che quel filmino avesse potuto danneggiarci pensate che non lo avremmo fatto sparire? – si domanda la Monti – quel filmino è uscito fuori un anno dopo essere stato girato e solo perché noi avevamo mandato via la ragazza che lo aveva realizzato. Poi la denuncia. Perché, se pensavano che noi facevamo violenze sessuali nei confronti degli ospiti, hanno continuato a lasciarci il fratello della ragazza che ci ha denunciato? Se c’è così tanta attenzione da parte dei minori perché far chiudere il Monello Mare quando sarebbe stato più logico allontanare noi e lasciare che i ragazzi continuassero le attività che seguivano da tempo? Noi siamo tutti dei professionisti seri e da 18 anni gestiamo la nostra struttura. Mai nessuno ha avuto modo di criticare il nostro lavoro”. Cosa faremo in futuro? Molto probabilmente non continueremo con questa attività perché non siamo tutelati. Chiunque, con una denuncia, può distruggerci la reputazione. “Si parla di guadagni esorbitanti con i giovani sotto tutela – conclude la signora Monti – probabilmente chi dice così non conosce come viene gestita una casa famiglia. Costi alti per le bollette, per le visite mediche, per le terapie, per il vestiario, per l’affitto. Noi anticipiamo per poi riavere i rimborsi mesi dopo. Ci troviamo coinvolti in una vicenda che ci sta massacrando ma abbiamo fiducia nella giustizia”.