Unioni civili e maternità surrogata: l’opinione del Dott. Di Giuseppe

In questi giorni tutti i media non fanno altro che parlare di unioni civili, coppie omosessuali e adozioni, così ho scelto di informarmi meglio e provare a sintetizzare i risultati di una piccola ricerca bibliografica fatta on line. Non avendo molta esperienza clinica nella gestione di problematiche psicologiche che coinvolgono coppie di persone dello stesso sesso, ho scelto di studiare le ricerche in materia reperibili on line, e da queste ho maturato la mia opinione sull’argomento.Innanzitutto tutte le ricerche fatte coinvolgono campioni piuttosto ridotti, in quanto le unioni omosessuali sono regolamentate solo in alcuni paesi del mondo, e la componente culturale d’origine influisce notevolmente sul comportamento degli individui coinvolti. Inoltre esistono pochissimi studi longitudinali, proprio perché il fenomeno, oltre a non essere diffuso ovunque è anche regolamentato relativamente da poco, per poterne studiare gli effetti a lungo termine.Detto ciò, possiamo però ragionevolmente affermare che le persone omosessuali sembrano avere una qualità di vita decisamente migliore nei paesi che hanno legalizzato le loro unioni, rispetto ai paesi dove non si è legiferato in materia.I paesi all’avanguardia sul riconoscimento dei diritti delle coppie gay sono certamente quelli anglosassoni (Inghilterra, USA, Australia) dove, con criteri e modalità differenti, è concesso alle coppie gay di poter adottare bambini.In merito alle adozioni delle coppie gay, l’ordine degli Psicologi ha consegnato al governo una raccolta di ricerche che sembra confermare una sostanziale uguaglianza nello sviluppo di un bambino cresciuto in una coppia etero, piuttosto che in una omosessuale. Sebbene questi dati possano essere messi in discussione, ad oggi non sono riuscito neanche io a trovare ricerche attendibili che dimostrino eventuali problematiche di sviluppo nei minori adottati da coppie gay.Piuttosto che tirare in ballo pseudo-leggi di natura o religioni varie, gli oppositori alle adozioni gay dovrebbero studiare il fenomeno con metodi rigorosi, per capire se esistono altre alternative agli orfanotrofi o alle case famiglia, che privano il minore di figure di accudimento stabili (caregivers). Proprio la carenza di caregivers (indipendentemente dal loro sesso) sembra invece influire negativamente sullo sviluppo infantile, insieme alle privazioni dovute a condizioni socio-economiche precarie.Differente è invece il discorso sula maternità surrogata o “utero in affitto” dove viene “affittata” una donna per concepire un figlio, venendo meno alle più basilari norme di tutela dei diritti dell’essere umano, sia della mamma (gli umani non si affittano e non si prendono in prestito) che del bambino (i bambini non si comprano). Sebbene, volendo fare una similitudine pseudo-religiosa, tale pratica ricorda molto Abramo che, non potendo avere un erede dalla moglie, lo concepì con la schiava, tale pratica non può trovare asilo in un paese che tutela i diritti umani. Nella maternità surrogata non è tanto il problema del distacco dalla madre a porre questioni (in Italia è già possibile partorire liberamente in ospedale e lasciare li il neonato senza sanzioni) quanto il poter ottenere un figlio in cambio di denaro, che non può essere eticamente accettato. Il fatto di poter pagare per un figlio potrebbe aprire le porte a speculazioni ancora peggiori di quanto già visto con il fenomeno delle adozioni illegali nei paesi dell’est. In base alla ricerca attuale quindi potremmo certamente legalizzare le unioni omosessuali, semplificare le adozioni, aprendo alle coppie gay, ma mantenere il divieto assoluto di maternità surrogata, etero o omosessuale che sia. Lungi dal voler esprimere opinioni politiche, spero che queste mie considerazioni personali stimolino di più le persone ad informarsi sull’argomento, prima di farsi un’opinione in merito.

Dott. Alfonso Di Giuseppe

Psicologo