Servono interventi a bassissima soglia!

Provate a leggere la cronaca locale degli ultimi due o tre anni, relativa al territorio che copre il litorale nord del Lazio. Poi provate a fare una passeggiata per i paesi interessati, andando a vedere le zone più a rischio. Troverete quasi ogni giorno notizie di maltrattamenti, violenze, abuso di sostanze, gente che dorme in strada, barbonismo domestico, clandestini che evitano ogni controllo sanitario (rischiando di provocare epidemie) e chi più ne ha più ne metta. Tutte queste situazioni sono accomunate da un’unica costante, ascrivibile al Disagio Sociale!Ogni tanto, e purtroppo con sempre maggiore frequenza, da queste situazioni scappa il morto. Come rispondono le istituzioni? Davanti alle tragedie esplode il cordoglio popolare, per due o tre giorni sono tutti desiderosi di risolvere il disagio sociale, poi passa tutto … fino al prossimo morto.Nel frattempo, sul territorio, si moltiplicano sportelli, centri, comunità che puntano al recupero delle persone vittime di disagio sociale, ma il fenomeno non ne vuole sapere di ridursi, e anzi cresce a dismisura.Possibile che nessuno se ne accorga?Nessuno capisce perché il fenomeno non si argina, ma la maggior parte delle persone in difficoltà non arriva nemmeno ad accedere ai servizi territoriali.Perché nessuno ha mai provato ad instaurare interventi a bassissima soglia? Perché non creare un’equipe stabile di professionisti che girino nelle stazioni di notte, che parlino con le prostitute che in estate arrivano sull’Aurelia, che vedano cosa succede a scuola durante la ricreazione, che parlino con i frequentatori di rave, che partecipino alle discussioni sui social, che vadano a trovare a casa gli anziani soli?Ad oggi non esistono sul territorio Unità di Strada professionali, capaci di fare riduzione del danno, prevenzione ed informazione tra la popolazione a rischio, e spesso la popolazione a rischio si trasforma in cadavere. Oggi viene delegato esclusivamente alle forze dell’ordine il contrasto al disagio sociale su strada, ma le forze dell’ordine, perennemente sotto organico, possono solo svolgere azioni repressive, senza proporre alternative.Sarebbe poi così difficile creare un’unità di strada che collabori con le forze dell’ordine ed i servizi sociali territoriali? Costerebbe troppo? O forse ridurrebbe drasticamente le morti tra la popolazione a rischio disagio sociale, informando ed accompagnando le persone presso le strutture riabilitative adeguate?Esistono nel mondo, ed anche in Italia, esperienze di unità di strada interessanti e replicabili sul nostro territorio, capaci di portare risultati a brevissimo termine e a costi decisamente accessibili. Pensate davvero che su un campo possa crescere un prato se ci limitiamo ad estirpare le erbacce, senza seminare il pratino all’inglese? Io penso di no. Penso sia indispensabile aggredire il disagio sociale lì dove si trova, piuttosto che aspettare il momento in cui le persone a rischio bussino alla porta.

Dott. Alfonso Di Giuseppe

Psicologo