Il Paese che vorrei: “La situazione dei fossi è perlopiù identica al passato”

Alluvione del 1981: la curva sulla via Aurelia all’altezza del fosso dello Sciatalone

“Il 2 ottobre 1981,- affermano da Il Paese che vorrei – una pioggia torrenziale arrecò a Santa Marinella gravi lutti e ingenti danni. Questa cicatrice è rimasta impressa nella memoria di Santa Marinella. Fino ad allora, ci si era illusi di poter imbrigliare i fossi e le acque che vi scorrono con coperture per recuperare strade e parcheggi o di poter costruire argini di cemento ed edificare, senza conseguenze. Tutto questo ha invece creato le condizioni per il disastro del 2 ottobre; l’impeto dell’acqua non conosce ostacoli e trae vigore dalle strettoie, travolge ponti, muri, edifici”.  Per “Il Paese che vorrei” la situazione dei fossi è perlopiù identica al passato considerando che “le amministrazioni che si sono succedute non hanno ravvisato l’urgenza e la necessità di intervenire anche quando comitati cittadini hanno sollecitato ed addirittura dato indicazioni di fondi stanziati per la sicurezza del territorio”.  Per l’associazione c’è poi una irregolarità della programmazione degli interventi sui fossi, un esempio? “Tra gli interventi già finanziati, c’è quello del fosso delle Guardiole. L’iter,- continuano – avviato nel 2008, non ha avuto seguito per un contenzioso con il residence Baia del Sole, che si oppone all’esproprio della porzione di parcheggio costruita sul letto del fosso. Questo ha convinto l’amministrazione a modificare il progetto, ignorando le prescrizioni dell’Autorità di Bacino”. Mentre al fosso delle Vignacce “l’intervento di ampliamento in corrispondenza del ponte pedonale non è stato risolutivo: basta una pioggia più intensa a provocare l’allagamento del sottopasso e delle strade adiacenti”. Per quanto riguarda il fosso di Ponton del Castrato, “il progetto preliminare, presentato dal Comune alla Regione grazie alle pressioni dei cittadini del rione Alibrandi, prevede la creazione di due grandi vasche di espansione tra il paese e l’autostrada, per dare sfogo all’acqua e impedire che raggiunga impetuosa il punto critico del sottopasso ferroviario”. I fondi però “stanziati per redigere il progetto esecutivo potrebbero arrivare entro ottobre” e la qualità del progetto “dovrebbe assicurare l’ok dell’Autorità di Bacino e i lavori potrebbero cominciare subito visto che il terreno individuato per le vasche è comunale”. C’è un problema però: “Altri Comuni, hanno già presentato in Regione i progetti esecutivi e potrebbero avere una precedenza nell’erogazione dei fondi che, non essendo illimitati, potrebbero non essere destinati a noi”. L’amministrazione per il movimento cittadino “potrebbe perlomeno ridurre i rischi per la popolazione dando seguito all’approvazione del Piano di Emergenza Comunale che serve a coordinare tutte le azioni di prevenzione e soccorso. Obbligatorio dal 2012, è stato approvato dal Comune il 30 novembre 2016, ma non lo ha ancora illustrato alla popolazione, che di fatto non saprebbe come comportarsi in caso di alluvione”.  Una volta realizzati questi interventi “si potrebbe anche valutare la riqualificazione dei fossi come risorse paesaggistiche e ambientali, perlomeno nel caso di Castelsecco: un’ampia foce naturale, ricca di vegetazione che invita alla sosta gli uccelli migratori. Anche su questo fronte – concludono – i cittadini si sono attivati da tempo: attraverso il progetto “Castelsecco partecipato”, il Comitato 2 Ottobre insegue da anni il sogno di regalare alla città di Santa Marinella il suo primo parco naturale cittadino”.