Arte e Cultura

Lo Stendhal in Europa con l’Erasmus

Sono oltre duecento gli studenti coinvolti nei nuovi progetti Erasmus al via in questi giorni allo Stendhal. L’Istituto cittadino, che oramai da quattro anni promuove le mobilità dei suoi studenti in tutta Europa, è infatti pronto a partire per una nuove avventure. La prima “The future is real” che vede coinvolti studenti olandesi e spagnoli è incentrata sulle strategie didattiche che comprendono l’uso di tecnologie d’avanguardia, la seconda “Comparisons of career choice theoretical” vede, al centro del lavoro degli studenti, una riflessione sull’orientamento e le scelte professionali e coinvolge scuole spagnole e tedesche. La terza infine “Sport and diversity” propone attraverso lo sport e attività ludico-culturali il superamento di ogni diversità e vede la partecipazione di ben 5 nazioni Francia, Grecia, Polonia, Malta e Bulgaria. “E’ sempre una esperienza importantissima per gli studenti viaggiare e conoscere altre realtà. Non è solo importante per la lingua, e devo dire che nel corso di questi anni abbiamo potuto verificare dei progressi significativi da parte degli studenti nella conoscenza delle lingue straniere, ma anche dal punto di vista di crescita personale e delle relazioni amicali” Spiega la Dirigente Scolastica professoressa Stefania Tinti “in questi anni i nostri studenti hanno stretto amicizie con ragazzi di tutta Europa, con il progetto VETTEN si sono aperte le porte per alcuni ragazzi che sono andati all’estero a lavorare durante la stagione estiva. E’ un’ esperienza formativa anche per i docenti e per la scuola nel suo insieme, abbiamo conosciuto nuovi stili di insegnamento, nuovi modi di strutturare la didattica, i docenti hanno riportato idee e innovazioni all’interno dell’Istituto e la ricaduta è stata un miglioramento complessivo della qualità della scuola” conclude la DS Tinti.

Festa di Sant’Antonio Abate: Comitato, Rione Quartaccia e Comune pronti per la benedizione degli animali.

Come da tradizione, anche quest’anno il Comitato organizzatore ed il Rione Quartaccia aspettano tutti i cittadini per la festa di Sant’ Antonio Abate.

Con il coinvolgimento del Comune di Santa Marinella sono in programma due giornate, il 17 gennaio ed il 20. A partire dalle 17.30 del 17 infatti, si assisterà all’accensione del Sacro Fuoco a cui seguirà la solenne messa nella chiesa dell’omonimo Santo. Terminata la celebrazione religiosa sarà poi la volta degli amici più fidati dell’uomo, gli animali. A loro sarà dedicata la benedizione di Don Salvatore Rizzo e verrà consegnato un omaggio a tutti i partecipanti. Come ogni tradizione che si rispetti non mancherà la convivialità intorno al fuoco e dopo la benedizione ed una simbolica processione, sarà la volta del momento culinario con pasta per tutti. Domenica 20 gennaio, dopo la messa delle 11.00 seguirà una salutare colazione con salsicce alla brace.
Commenta la Consigliera Chegia: ” Tutto ciò che è la tradizione del nostro territorio va omaggiato e l’ amministrazione comunale ha l’obbligo di tenere viva la partecipazione, soprattutto quando si tratta del lavoro volontario dei Rioni.
Ringrazio il comitato della Quartaccia ed i giovani del Rione che come tutti gli anni, nonostante il clima ostile di Gennaio nn ci fanno mancare la tanto attesa benedizione dei nostri animali.

Invito tutta la cittadinanza a partecipare e condividere delle piacevoli giornate con i rionali della Quartaccia – conclude la Chegia – in regalo per tutti gli animali che saranno benedetti delle targhette dove si potrà incidere il proprio nome”

Ricordiamo che, qualora il tempo non permettesse di stare all’aperto, la festa sarà posticipata alla domenica successiva.

Castello Santa Severa: Zingaretti entusiata dei risultati del 2018

Concluso il 2018, passate le prime ore del nuovo anno, al castello di Santa Severa si tirano le prime somme. Sono stati più di 25.000 i visitatori del “Villaggio di Babbo Natale” allestito dall’8 dicembre al 6 gennaio 2019. Oltre 40.000, invece, le presenze al Castello che ha visto anche triplicare, rispetto allo scorso anno, gli ingressi al sistema museale ospitato da complesso monumentale, con l’ostello affacciato sul mare che ha fatto segnare quasi sempre il tutto esaurito.

I numeri del “Villaggio di Babbo Natale”, progetto promosso dalla Regione Lazio e realizzato dalla Seven produzioni con il supporto di Metalux e Polyscenica e Thun, con la supervisione organizzativa diLAZIOcrea in collaborazione con Comune di Santa Marinella, MiBAC e Coopculture, arrivano dopo il bilancio lusinghiero della stagione estiva, con 12.000 spettatori agli eventi che hanno animato il Castello. Questi i dati resi ufficiali oltre le dichiarazioni del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che afferma:

“Il successo del villaggio di Babbo Natale è l’ulteriore conferma della forza di un progetto su cui questa amministrazione ha puntato sin dall’inizio e che ha restituito ai cittadini un bene pubblico trasformandolo in una risorsa per il territorio. Nel Castello abbiamo realizzato nuove aree museali, uno degli ostelli più belli del mondo, l’Innovation lab e abbiamo organizzato eventi pensati per tutti. L’altra scommessa era consolidare la presenza del pubblico in un luogo che, proprio per la sua collocazione eccezionale, poteva soffrire dei flussi legati all’andamento delle stagioni. I numeri del villaggio di Babbo Natale dimostrano che, anche in questo caso, abbiamo fatto la scelta giusta”.

Il “Villaggio di Babbo Natale” è stato un grande successo di pubblico – si legge nel suo comunicato – con tanti eventi dedicati ai più piccini, una pista di pattinaggio, artisti di strada, giocolieri e spettacoli di luci, che hanno richiesto il coinvolgimento, nell’organizzazione, di oltre 150 persone. Inoltre, un mercatino natalizio ha offerto oggetti artigianali, dolciumi e street food preparato con prodotti tipici, tra le luci e le installazioni che hanno animato a festa cortili e piazze del castello“.

Le attività del Castello di Santa Severa proseguono: per tutto il mese di gennaio sarà possibile visitare la mostra “Un nuovo Lazio”, dedicata ad oggetti per la casa realizzati da designer e produttori. Sono oltre trenta gli espositori appartenenti all’alto artigianato, alle PMI e alle nuove start up che presentano una vetrina di oggetti “speciali” ispirati al territorio e alla sua ricchezza storico artistica, realizzati in perfetto equilibrio fra tradizione e contemporaneità. La mostra è visitabile con il biglietto del museo.

Il dato conferma infatti che nel 2018 sono stati circa 50.000 i visitatori delle nuove aree museali allestite nel complesso monumentale e dell’Innovation lab, o che hanno soggiornato presso l’ostello affacciato sul mare, tutte strutture aperte dalla Regione Lazio nella primavera dello scorso anno, ai quali vanno aggiunte le presenze di coloro che vanno al castello senza visitare gli spazi museali.

Tutti i progetti realizzati al Castello di S. Severa sono promossi dalla Regione Lazio, in collaborazione con LAZIOcrea, Comune di Santa Marinella, MiBAC e Coopculture.

Il Segnalibro: storie di perseveranza, fatica, vanagloria e speranza con la racchetta in mano "Odio il tennis, lo odio con tutto il mio cuore, eppure continuo..."

Uno dei più grandi campioni di tennis di sempre, André Agassi, numero uno del mondo per numerosi anni, racconta in “OPEN” al giornalista premio Pulitzer J. R. Moehringer la sua vita di atleta e di uomo, di 21 anni di carriera piena di alti e bassi, piena di imprese memorabili e di cadute paurose.

Un viaggio come un pugno nello stomaco che racconta il vero lato umano che si trova a fronteggiare uno sportivo professionista.

Non una semplice autobiografia, bensì un analisi di tutta la psicologia che racchiude il tennis. Il continuo relazionarsi con sé stessi, col proprio io, cercando di superare e sopportare le responsabilità dell’essere campioni, miti, insuperabili.

Scritto in modo diretto, il racconto ti porta a sentire Agassi dall’inizio alla fine, a credere nella sua volontà ferrea di essere una persona normale, nella sua timidezza e insicurezza, nella sofferenza fisica perenne, nella solitudine assoluta provata nelle interminabili sedute di allenamento a cui lo costringeva un padre troppo ossessivo, un padre-padrone capace di inventare un “drago sputapalle” nel campo costruito dietro casa che lo costringeva a colpire 2500 palle al giorno.

Quello che emerge assoluto è che anche dopo le peggiori sconfitte possono poi arrivare belle vittorie e che gli alti e bassi vanno trattati da ognuno di noi per tirar fuori il meglio in ogni difficoltà.

Le pagine scorrono velocemente, gli aneddoti divertenti, emozionanti.

La sfilata dei vari personaggi che Agassi descrive è entusiasmante, i vari Becker, Connors, Borg, Sampras, Federer in una veste diversa, più complice e spontanea.

Un Agassi con i capelli lunghi e ossigenati, l’orecchino e i look da punk che il mondo austero del tennis di allora vedeva come un bambino viziato senza prospettive.

La storia con l’ex moglie Brooke Shields e il ritratto degli incontri con il suo vero grande amore Steffy Graf, altra grande campionessa mondiale, momenti davvero speciali e raccontati con straordinaria franchezza e onestà.

Moehrenger azzecca uno stile perfetto, con un ritmo magistrale per un pubblico il più ampio possibile, non solo amante del tennis, abile a trovare le parole adatte dall’inizio alla fine.

Storia di perseveranza e fatica, di vanagloria, di successi e insuccessi, storia di dubbi e debolezze, ma soprattutto di speranze.

Speranze di avere sempre un altro punto a disposizione, un altro game, un altro set.

Speranze di riuscire a trovare la via giusta senza compromessi,combattendo fino all’ultima palla della vita senza rimpianti, cercando l’impossibile e oltre,fino alla cima dei nostri sogni,convivendo con le nostre paure senza nascondersi mai.

M.P.

Maratona Telethon 2018: L’Associazione Il Sole porta i cuori di cioccolata nel Magico Castello di Babbo Natale.

Anche quest’anno è arrivata la maratona Telethon che lancia la campagna “Presente 2018” , cuori di cioccolato, prodotti in esclusiva da Caffarel per Telethon, in cambio di un’offerta minima alla ricerca. Una campagna 2018 che rappresenta la forza della coralità , come si legge nell’edizione del Sole24ore del 14 dicembre scorso (ripr.ris.), un lavoro che permette di portare fuori dal buio malattie terribilmente insidiose”

 Anche Santa Marinella ha dato il suo contributo grazie ai volontari dell’Associazione di ragazzi disabili “Il Sole” che hanno portato i cuori di cioccolato nel Magico Castello di Babbo Natale, all’interno del Castello di Santa Severa, tra luci musica e tanti bambini golosi.

“I cuori a sostegno della ricerca hanno conquistato tutti, grandi e piccini  – commentano i volontari – e nell’atmosfera natalizia del Castello hanno rappresentato l’importanza dell’impegno delle realtà locali a sostegno della ricerca contro tutte le malattie rare. Nonostante la giornata di freddo – proseguono – in moltissimi hanno visitato lo stand che ci è stato dedicato, i nostri ragazzi hanno trascorso una giornata di condivisione e di felicità tra cioccolato, luminarie e Babbo Natale, donando, insieme ai cuori di cioccolato i loro migliori sorrisi”

Un grazie di cuore va ad Anna Battaglini – concludono – la responsabile territoriale Telethon, per la stima nei nostri confronti ed all’Assessore Emanuele Minghella che si è impegnato affinchè  i cuori della ricerca fossero presenti al Castello di Santa Severa.

“Christmas Traditions in the World” : La Perla del Tirreno pronta ad ospitare le Ambasciate di Moldova,Palestina, Romania, Slovenia e Ucraina.

Vetrine allestite a tema, luci, colori e sapori internazionali, il mood del Natale 2018 a Santa Marinella è la tradizione, ma stavolta quella internazionale.

I commercianti locali hanno aderito con soddisfazione alla proposta lanciata dall’Amministrazione Comunale allestendo le proprie vetrine con addobbi a tema che si ispirano alle varie Nazioni nel mondo. Un tono di colore e di internazionalità per le strade di Santa Marinella e Santa Severa, illuminate dalle luminarie puntualmente accese l’8 dicembre e movimentate da un ricco calendario di Eventi.

Ad onorare tali tradizioni saranno le delegazioni le delegazioni delle ambasciate di Moldova, Palestina, Romania, Slovenia ed Ucraina che saranno in visita presso la città di Santa Marinella e la frazione di Santa Severa, mercoledì 19 Dicembre.

Nella stessa giornata, dopo una prima parte istituzionale, dalle ore 15:30 presso la “Manica Lunga” del Castello di Santa Severa, i cittadini potranno godere di spettacoli folkloristici dei paesi ospitati che con le loro rappresentazione illustreranno le proprie tradizioni Natalizie.

“L’austerità determinata dalla situazione di dissesto finanziario dell’Ente non deve farci dimenticare che  per crescere in termini economici e di turismo – commenta il Sindaco Tidei – bisogna ampliare i propri orizzonti  uscendo dal guscio e creando rapporti nazionali ed internazionali con altri paesi.” “Noi – continua il Sindaco – nonostante il momento particolare che sta vivendo l’Ente , ce l’abbiamo messa tutta per offrire un po’ di serenità e dei momenti di allegria per ritrovarci tutti insieme e per risvegliare quel senso di comunità che probabilmente si stava perdendo. Colgo l’occasione per ringraziare  i nostri main sponsor , ENEL, ACEA, Europa Musica e  tutte quelle associazioni e volontari che , gratuitamente, si sono fatti promotori di molti eventi e si sono resi disponibili a collaborare per offrire alla cittadinanza un Natale ricco di eventi.

Tanta la soddisfazione del Consigliere D’Emilio, delegato al turismo, che invita tutti a partecipare agli eventi in programma ricordando anche l’appuntamento del 23  dicembre al Teatro Odescalchi che ospiterà Cheryl Porter, la cantante Gospel Statunitense celebre in Italia per i suoi duetti con Paolo Conte, Katia Ricciarelli, Tito Puente, Mariah Carey, Amii Stewart e tanti altri.

Unicef augura a tutti Buon Natale: La Pigotta compie 20 anni

Con l’arrivo del Natale non poteva mancare l’impegno di Unicef che sul territorio di Santa Marinella e Santa Severa deve tutto alla sua portavoce Pina Tarantino, del Comitato di Civitavecchia.  Quest’anno le Pigotte compiono 20 anni, questo il loro appello:

ADOTTATEMI, per questo Natale, torno ancora una volta tra  voi,  sono la bambola di pezza dell’UNICEF che salva i bambini più vulnerabili. Nei prossimi giorni, grazie all’impegno di centinaia di volontari dell’UNICEF, potete ADOTTARMI in tante  piazze  o presso i Comitati provinciali dell’UNICEF. A Civitavecchia  sabato 22 dicembre  dalle ore 16 alle ore 18 , sarò  disponibile per  voi  presso il  Comitato UNICEF  in Via Giusti, 22 e prima di Natale farà visita anche nelle Piazze di Santa Marinella.

 ADOTTAMI   il tuo  contributo  di  20  euro si trasformerà in vaccini, alimenti terapeutici e assistenza per tanti bambini nel mondo”.

“In questo speciale anniversario, un pensiero particolare va a Jo Garceau, una nostra volontaria che ci ha lasciato da poco e che nel 1998 ha creato la prima Pigotta, ispirandosi alle bambole di pezza che la nonna confezionava per lei e le sue sorelle per Natale. Vorremmo che questo Natale tantissimi nonni e genitori regalassero con lo stesso amore una Pigotta ai loro figli e nipoti, salvando così le vite di milioni di bambini nel mondo”, ha aggiunto Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia.

A partire da quest’anno, la Pigotta avrà un nuovo sito www.pigotta.it che conterrà al suo interno anche lo store dove, per la prima volta, sarà possibile scegliere la Pigotta che si vuole adottare.

“Avrà pure un cuore di pezza. Ma ogni anno salva migliaia di bambini”.

 

Un pezzo della storia di Santa Marinella all’abbandono: disavventure del vecchio fontanile Generazioni di santamarinellesi lo hanno avuto e lo hanno anche oggi nel cuore, ma nulla lo salva dai vandali

Il vecchio fontanile ancora al centro di discussioni ed interventi: un luogo che un tempo era il fulcro della vita dei santamarinellesi e che ora è abbandonato a se stesso, relegato al ruolo di fontanella da strada, è spesso al centro dell’attenzione per pulizie e restauri da atti vandalici e usura. Torna a far parlare di se in un comunicato di Casapound.

Nelle ultime settimane, Casapound ha concentrato la sua attenzione su collette alimentari, rivolte alle famiglie italiane bisognose della città, e a quelli che sono simboli più o meno dimenticati di Santa Marinella, ma soprattutto della sua cittadinanza.

Dopo aver puntato il dito sullo stato di abbandono della tomba etrusca all’interno della villa comunale di Via Rucellai, reperto archeologico in realtà noto a pochi ed escluso da qualsiasi circuito di visita cittadino, pur essendo una delle testimonianze più antiche della presenza umana del territorio, il circolo dell’estrema destra pone l’accento sulla situazione del vecchio fontanile di Vicolo della Scala, affianco al ponte della ferrovia che conduce a un altro rudere famoso della città: il vecchio cementificio Cerrano.

Il fontanile è, per chi ha vissuto Santa Marinella almeno dagli anni ’80, il più vecchio luogo di ritrovo della comunità: ancora venticinque o trent’anni fa,in molti lo usavano per raccogliere l’acqua e alcuni perfino per lavare i panni. Non era come oggi: la copertura era aperta ai lati e chiunque poteva accedere alla vasca principale. Pur avendo un aspetto tutt’altro che imponente, era abbastanza antico da far parte dei ricordi d’infanzia di molti anziani.

Il vecchio fontanile subì un primo restauro che gli cambio la livrea dalla sua tipica grigia a quella attuale, color sabbia, per poi venire circondato da una fila di finestroni in cotto, poi definitivamente murati per apparire com’è oggi, chiuso in una struttura che dovrebbe proteggerlo, ma che negli anni si è sempre dimostrata inefficace. Il suo nemico? Il vandalismo.

La struttura non riesce, infatti, a tenere lontani i malintenzionati che hanno come unico scopo imbrattare di scritte e danneggiarla e attualmente giace isolata in un angolo della città che, per quanto trafficato e abitato, è sufficientemente lontano da occhi vigili.

Già l’anno passato, i volontari della protezione civile e i tecnici del Comune avevano provveduto a una pulizia e a una ricostruzione, ma a quanto pare, la situazione è tornata punto e d’accapo: quale potrà essere ora la soluzione di ripristino che l’ente potrà adottare per questo scampolo di passato storico della città?

Il problema resta quello delle risorse economiche, che a ben vedere le ultime notizie provenienti dalla Regione Lazio che ha comminato una multa da ben 900 mila euro per il mancato pareggio di bilancio per l’anno 2017, trovare i fondi per restaurare nuovamente il fontanile e, magari monitorarlo, potrebbe diventare difficile.

Il Segnalibro: tra il latte e il miele, osservando il sole e i suoi fiori

Da qualche tempo mi sono appassionata alla lettura delle poesie. Prima mi capitava di leggerne qualcuna ogni tanto, versi celebri come quelli di Neruda o Prévert, Merini e Leopardi e naturalmente di tutti coloro di cui custodivo il ricordo dai tempi della scuola. Frequentando gruppi di lettura e potendomi confrontare con altre persone sull’argomento, anche attraverso i social, è nata in me una sete inappagabile di conoscere versi nuovi, approfondire alcuni autori, di condividere le sensazioni che le poesie mi suscitano.

È stato così che mi sono imbattuta in Rupi Kaur, nata in India nel 1992; si è trasferita, al seguito dei genitori, a Toronto, in Canada, quando aveva solo quattro anni. Ha cominciato a scrivere e a disegnare fin dalla più tenera età, incoraggiata dalla madre.

La sua prima raccolta di poesie, Milk and Honey, è uscita nel 2014, seguita l’anno scorso dalla seconda, The Sun and Her Flowers, entrambe edite da TRE60.

La particolarità delle sue opere è che ogni testo è accompagnato da un’immagine che enfatizza il contenuto della poesia; pochi versi arricchiti da illustrazioni che creano piccole scene dense di significato e che trasmettono una grande carica emotiva.

Con i suoi versi, la Kaur affronta le tematiche a lei più care, le stesse per cui era già ampiamente conosciuta sui social: dal femminismo all’amore analizzato e commentato con ironia e un pizzico di distacco, passando per il tema, sempre scottante, della violenza sulle donne. L’autrice è famosa anche per le immagini provocatorie postate online per far riflettere su questioni legate al femminismo, prima fra tutte la foto bandita da Instagram in cui mostrava una macchia di sangue sui pantaloni. Dalle immagini alle parole la sua attenzione per questa tematica è sempre presente, tanto che la sua opera è fonte di ispirazione per moltissime donne, soprattutto fra le più giovani.

“mi reggo in piedi
sui sacrifici
di milioni di donne prima di me
pensando
cosa posso fare
per rendere più alta questa montagna
in modo che le donne dopo di me
vedano più lontano”

– lascito

Oltre all’amore e alla gestione delle relazioni, leggiamo anche del rapporto con la sua famiglia e la sua storia personale, costellata dai disagi dell’appartenere a una minoranza etnica (è una Sikh). Molto spazio è dedicato al rapporto fra i due sessi, sia nei momenti di armonia e unione, sia in quelli di scontro. E nei suoi versi non risparmia il padre, figura violenta e autoritaria.

“hai fatto vivere
la tristezza in luoghi
in cui la tristezza non dovrebbe vivere”

La poesia non è come un romanzo

Il punto forte della poesia non sta in ciò che racconta ma nel modo in cui lo racconta.

Ecco, è la brevità dei suoi testi che mi ha catturata, le parole che sceglie mi trascinano nella sua realtà e mi fanno sentire vicina a lei, mi emozionano, mi fanno riflettere, mi fanno sentire fortunata per essere nata in una parte di mondo dove i miei diritti sono rispettati più che in altri Paesi. Sono poesie dirette come spilli che appuntano verità e ricordi sul cuore. Il suo stile è essenziale e universale, parla di se stessa ma di tutte le donne che condividono le sue stesse esperienze di vita ma oltre alla sofferenza ci parla anche del percorso di risalita, di guarigione, della dolcezza che arriva dopo l’amaro. 

La poesia è parte della nostra anima, la si deve sentire sotto pelle, scorrere dentro di noi come il sangue nelle vene, risvegliare il nostro mondo interiore. Non tutti siamo capaci di esprimere nero su bianco ciò che proviamo ma possiamo leggerci attraverso le parole di qualcun altro.

Ci fa sentire meno soli.

Eleonora Ortolani

Il Segnalibro: di Parigi, del Paradiso e degli orchi

“Degli orchi si può ridere e si può tremare, ma lui l’affronta con l’arma più importante: l’umorismo, espressione dell’etica”.

Così Stefano Benni definisce Daniel Pennac, professore di francese in un liceo parigino, nel suo primo romanzo del Ciclo Malaussene “Il paradiso degli orchi”, giallo ironico e divertente che ruota intorno alla figura di Benjamin Malaussene, che di lavoro fa il capro espiatorio in un grande magazzino, e alla sua strampalata famiglia fatta di fratellastri e sorellastre, tutti alquanto strani e visionari, figli di una madre sempre innamorata e continuamente incinta, che ogni volta lascia a lui il compito di crescere i propri fratelli.

Un’esilarante banda che indaga su una serie di oscuri attentati a Belleville, multietnico quartiere parigino.

Dopo “Il paradiso degli orchi”, il ciclo si concluderà con sei romanzi nell’edizione italiana dedicati alla realtà quotidiana di Benjamin e famiglia.

Il titolo, che richiama l’opera celebre “Il paradiso delle donne” di Emile Zola, è un poliziesco atipico, con una trama gradevole e scorrevole, buona dose di suspense, colpi di scena imprevisti, dove i personaggi la fanno da padrone sulla storia.

Pennac scrive con sottile umorismo, non volgare e non scontato.

È geniale come lo stile grottesco dello scrittore trasformi spaventose situazioni in romantiche e viceversa situazioni tenere in terribili.

Pennac è abile a giocare con le parole al fine di risultare, a volte, difficile da comprendere. Oscilla tra irreale, similitudini, metafore, ironia che richiede un’attenzione particolare.

Un libro geniale dove starete più volte per abbandonare la scena, ma che terminato vi porterà a non poterne più fare a meno.

Pennac, ironicamente, condanna ogni stereotipo sociale, e nel suo viaggio entusiasma nelle parole e nelle descrizioni atterrando in un finale meraviglioso, dove il crudo realismo diventa magia, dove il ritmo della narrazione porterà alla riscossa tutto il suo spirito inventivo.

“L’immaginazione non significa menzogna”, ma solo consapevolezza che piccoli e grandi orchi che credevamo estinti, purtroppo si aggirano ancora tra noi.

M.P.

Massimiliano Passerani primo classificato al premio nazionale Leandro Polverini

Massimiliano Passerani – I° Premio Leandro Polverini in poesia minimalista

Giornata da incorniciare quella di oggi per Massimiliano Passerani, lo scrittore di Santa Marinella già famoso dopo l’uscita del suo ultimo libro “Ogni volto sopra di me … sospiri” presentato lo scorso mese al Castello di Santa Severa e che ha ottenuto un numero elevatissimo di vendite, con  grande soddisfazione della casa editrice Totem.

Questa mattina infatti, nella sala conferenze Hotel Lido Garda di Anzio, Passerani ha conquistato il primo premio nella sezione poesia minimalista nel concorso nazionale di poesia edita 2018 “Leandro Polverini” con il libro “Pianeti di niente”  , uno dei primi lavori del giovane Massimiliano scritto venti anni fà durante il servizio militare. Durante la cerimonia di consegna del premio lo scrittore ha letto uno dei brani contenuti nel libro vincitore, dal titolo “Agonia”  in cui si narra di una dolce tristezza dell’anima che tocca il cuore come un battito di farfalla che in un attimo se nè và, via nell’eternità….

“E’ stata un’emozione unica quanto inaspettata ricevere questo premio a distanza di venti anni dalla sua stesura – commenta Passerani – da quel tempo ad oggi ho fatto tante altre cose, scritto romanzi e racconti, quasi un percorso inverso rispetto alla norma, una strada ancora lunga da percorrere e che rappresenta la mia passione più viva e vera. Ringrazio la giuria per aver scelto il mio libro candidato insieme ad altri libri di scrittori molto importanti, un risultato che mi riempie il cuore di orgoglio, soprattutto per l’affetto ed i ricordi legati ad esso.”

Tante infatti le sfide da affrontare per Massimiliano, che cura con Eleonora Ortolani, anche la rubrica letteraria “Il Segnalibro” di Telesantamarinella – la prossima – conclude lo scrittore – sarà uno sceneggiato teatrale ispirato alla raccolta di poesie Ogni volto sopra di me … sospiri ..  che è già in cantiere e che a breve sarà portato in scena da attori professionisti.

A Max vanno le congratulazioni da parte di tutta la redazione di TSM.

Il Segnalibro: sedersi all’Holt Café tra le pagine di Haruf

Ho appena terminato la lettura di “Vincoli”, di Kent Haruf, e ancora ho le mani che tremano e gli occhi velati per l’emozione.

Questo autore americano, che troppo presto ci ha lasciati, mi ha conquistata subito, fin dal primo libro che NNE editore ha pubblicato con la traduzione di Fabio Cremonesi. Come nei precedenti romanzi, “La trilogia della pianura” e “Le nostre anime di notte”, anche questa storia è ambientata a Holt, in Colorado, in questa cittadina immaginaria dove ormai mi sento a casa. Non appaiono gli stessi personaggi degli altri libri ma l’atmosfera, il paesaggio, le terre brulle difficili da coltivare e perfino l’Holt Café mi risultano familiari, come se in quei luoghi ci fossi stata realmente. Con questo ultimo romanzo, facciamo un bel salto all’indietro nel tempo, visto che questo è il primo libro pubblicato da Haruf, nel 1984, ragione per cui il titolo completo è “Vincoli – Alle origini di Holt”. Ed è il traduttore stesso, nella nota finale, a sottolineare come rispetto agli altri romanzi di Haruf, questo risulti più ricco di dettagli e descrizioni che via via non serviranno più.

Il narratore della storia è Sanders Roscoe, raggiunto in casa da un giornalista venuto da Denver per fargli domande su ciò che è avvenuto ai suoi vicini, i Goodnough; al giornalista non dirà nulla ma in compenso racconterà tutto a noi lettori, sin dal principio.

Roy Goodnough era partito alla fine del 1800 dall’Iowa con la moglie Ada per stabilirsi a Holt, alla ricerca di un buon appezzamento di terra da coltivare; lui era un uomo meschino, crudele ed insensibile, lei una donna minuta, debole. Dopo aver avuto i due figli, Edith e due anni più tardi Lyman, Ada morì e lasciò i bambini in balìa del loro terribile padre. Crebbero insieme al figlio della vicina, John Roscoe, il quale, in età adulta si innamorò di Edith, da lei ricambiato.

Intenzionato a sposarla, si dovrà scontrare con l’ottusità e la crudeltà di Roy.

Io non vorrei anticiparvi troppo il resto della trama per non rovinarvi il piacere della lettura, il seguito del romanzo racconta della vita sprecata di una donna che avrebbe potuto avere molto di più e che, per un eccessivo senso del dovere, dettato dai vincoli di sangue, si sacrifica.

E’ una storia di solitudine e di rinunce, quella di Edith, una storia che può sembrare di arrendevolezza ma che invece trasmette un grande coraggio, quello di prendersi cura di qualcuno che si ama così tanto, nonostante il dolore e la consapevolezza di non ricevere nulla in cambio.

Ho provato tanta rabbia per Edith, ho sofferto con lei, mi sono chiesta perché non avesse voglia del suo riscatto personale; alla fine, però, proprio lei mi ha trasmesso una grande lezione.

“Ma verso la fine, mi ricordo di aver detto una cosa ingenua e sciocca come: Ma non è giusto.
E lui mi rispose: Certo che non è giusto. La vita non lo è. E tutti i nostri pensieri su come dovrebbe essere non servono a un cavolo, a quanto pare. Tanto vale che tu lo sappia subito.”

Una storia raccontata con una tale delicatezza di cui solo Kent Haruf era capace, senza mai cadere nel patetico o nel pietismo. L’intento di Haruf non è di suscitare compassione per Edith, ma quello di mostrarci la dignità con cui questa donna ha affrontato ogni singolo giorno della sua vita, fino all’atto finale del romanzo, quello in cui ci rivela tutta la sua disperazione, il suo coraggio, il suo amore.

Ho letto il libro molto velocemente seppure il mio intento fosse quello di godermi ogni parola, pagina per pagina. Il ritmo è incalzante, si può leggere anche avendo poco tempo a disposizione perché non si rischia di perdere il filo narrativo.

La mia aspettativa verso questo romanzo era molto alta, è stato uno dei libri che più ho atteso, quest’anno, e come sempre, Haruf non mi ha delusa, anzi, è riuscito a sorprendermi e a coinvolgermi ancora di più.

Lo consiglio a tutti, sia a chi non ha ancora mai letto nulla dell’autore e che qui potrà conoscere Holt nei minimi dettagli, sia a coloro che già conoscono la sua opera. Non vi deluderà.

Eleonora Ortolani

Unicef e Guardia Costiera onorano la giornata internazionale ONU sui diritti dei bambini e adolescenti

Il  20  Novembre   sarà l’Anniversario Convenzione ONU Diritti  Infanzia e Adolescenza e la Bandiera dell’UNICEF ( Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia )  sventolerà  nel punto più alto del  Forte Michelangelo nel Porto di Civitavecchia  fino al 27 novembre .  L’iniziativa  organizzata  dal  Comitato UNICEF di Civitavecchia in collaborazione con il Capitano di Vascello  Vincenzo  Leone  del   Corpo delle Capitanerie – Guardia Costiera – nominata nel 2016  Ambasciatrice UNICEF  per le molteplici attività svolte in campo umanitario.

 Il Presidente   del  Comitato Provinciale UNICEF  di Roma  Avvocato David  Santodonato   il 20 mattina,accompagnato dalla responsabile del Comitato UNICEF di Civitavecchia e Santa Marinella  Pina Tarantino,  dal Testimonial  Unicef  Mattia Camboni  che  è anche   Amico Unicef , sportivo delle fiamme azzurre,  già campione  italiano europeo e del mondo  categ wind surf,  si recheranno  alla Scuola Media Giosuè Carducci di Santa Marinella, (Roma ) dove  saranno   accolti dalla  Preside  Ceccarelli ,  dai docenti  Chiacchella,  Chinappi ,Tufoni   e tanti alunni che relazioneranno riguardo il costante impegno profuso   a favore  dell’Unicef  di tanti bambini  più svantaggiati e  proietteranno il  video dell’UNICEF  # go blue  https://www.youtube.com/watch?v=VwbH6OEMEZ4

Il   Presidente David Santodonato   durante il suo intervento consegnerà   alla Preside  il prestigioso   riconoscimento  –  Scuola  Amica dei Bambini  e Adolescenti  -tributato  all’istituto   dal MIUR e dall’UNICEF .

 

 Nel pomeriggio  a Civitavecchia  all’Hotel San Giorgio, alunni piccoli e  grandi  della  scuola  elementare Alessandro Cialdi   unica scuola del Lazio  nominata Ambasciatrice UNICEF, la  scuola  media Manzi ,   e altre scuole,   saranno protagonisti della   grande festa   in onore della Convenzione  Onu ,organizzata dai  docenti , Mari, De Fazi, Magrelli , Rotondo,D’Alessandris, Casamassima,   canteranno,  balleranno, reciteranno  poesie,  guidati   all’Associazione Le Radici e  le Ali , leggeranno   articoli della convenzione ONU   per  ricordare  i diritti  di tanti bambini  che vivono  disagiati  sia in Italia  sia nei paesi  più poveri.

Il Segnalibro: sognare tra le onde del mare e la dolcezza della musica la vastità della vita

La nostra rubrica di letteratura questa settimana è a cura di Massimiliano Passerani, poeta e autore di romanzi e racconti che abbiamo intervistato in concomitanza con la presentazione della sua ultima opera. Per scoprirlo vi invitiamo a vedere la puntata di A tu per tu a lui dedicata e lo speciale per la presentazione della sua raccolta “Ogni volto sopra di me …sospiri…” (Ed. Totem). Ed ora scopriamo la prima sceneggiatura di uno dei più blasonati autori italiani contemporanei, attraverso le parole di Massimiliano.

Nel 1994 Alessandro Baricco scrive nell’introduzione del suo primo testo teatrale: “Mi sembra un testo in bilico tra una messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce. Non credo ci sia un nome,per testi del genere”.

Difatti non c’è. Difatti Novecento è tutto questo e di più ancora.

Uno straordinario racconto in forma di monologo dove la vita e la speranza si fondono negli occhi della persone in viaggio sul “Virginian”, piroscafo che tra le due guerre faceva la spola tra l’Europa e l’America, con i suoi carichi di emigranti in cerca di fortuna, di miliardari in prima classe, di gente qualsiasi pronta a tutto pur di sbancare nel nuovo mondo.

“Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto”: chi sarà mai il primo che avvisterà l’America? Chissà, sarà lui il fortunato.

Messo in scena proprio nel 1994 da Eugenio Allegri con la regia di Gabriele Vacis , che ne fecero uno spettacolo al festival di Asti nel luglio dello stesso anno, Novecento è la storia fantastica e pazzesca di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, abbandonato neonato sul Virginian e trovato da un marinaio amante di corse di cavalli, il quale si occuperà di lui fino alla sua morte, lasciandolo ancora una volta orfano a 8 anni.

Ricercato per essere trasportato in orfanotrofio, da quel momento in poi scomparve da tutto e da tutti per mesi fino a ritornare, un giorno, con le mani su un pianoforte.

A suonare.

Suonava il pianoforte come mai nessuno aveva fatto, una musica “che non esiste”, dicevano tutti. Suonava tutte le note del mondo, tutte le storie degli imbarcati.

Novecento leggeva dentro i desideri tramutandoli in musica.

Ci insegna che si costruisce partendo dalle piccole cose, dalle difficoltà e dall’importanza delle scelte, dal fatto che partire e arrivare dipende dalla nostra voglia e dal nostro coraggio.

Cinquantuno pagine splendide, semplici e scorrevoli, che Tornatore portò al cinema facendone quasi tre ore di un film di inimitabile bellezza, condite dalle musiche di un’altro mito come Ennio Morricone.

Cinquantuno pagine di una favola in cui Baricco tocca tutte le nostre emozioni, dove a parlare in prima persona è un uomo comune (il trombettista amico di Novecento), con la semplicità dei sinonimi, con i passaggi dei dialoghi dalla terza persona a diretto, un romanzo sul significato dell’avere sempre qualcosa di buono da dire: “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”.

Lo immaginerete il vostro pianista, lo amerete, lo vedrete nelle vostre fantasie, lo ammirerete compagno e confessore e lo accompagnerete anche fino alla fine. E non importa se T.D. Lemon non scenderà mai dal piroscafo: l’importante è che capirete come e dove intraprendere quel viaggio, suonare quella musica,trovare quei tasti.

“E come i quadri, all’improvviso, dopo essere stati appesi al chiodo per anni, decidono di cadere, così, all’improvviso, lui, un giorno, decise di scendere”.

La magia come un sogno, i nostri desideri incatenati in un angolo dell’anima.

I nostri sogni, di cui non possiamo fare a meno, come Novecento che addirittura li pone prima della vita stessa: “Ora tu pensa, un pianoforte. I tasti sono ottantotto, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro, tu sei infinito. Ma se scendo da quella scaletta davanti a me si srotola una tastiera troppo grande da suonare, milioni e milioni di tasti”.

Una storia come una seconda pelle, dove scorgi che le parole prendono forma, dove gli odori e i sapori delle albe e dei tramonti ti torneranno continuamente, dove puoi sentire ogni brivido di quella musica”inventata” che, nei nostri favolosi viaggi,ognuno di noi vorrebbe ritrovare almeno una volta ancora.

M.P.

Santa Severa: Inaugurazione della mostra “Problematiche risorse” di Stefano Trappolini

Non si fermano gli appuntamenti al Castello e, per il ciclo delle Exhibit organizzate da CoopCulture per il Comune di Santa Marinella e curate da Romina Guidelli, in collaborazione con la Regione Lazio e LAZIOcrea e Mibac,  sabato 10 novembre alle ore 17.00 sarà aperta al pubblico la Exhibit dedicata all’opera di Stefano Trappolini, PROBLEMATICHE RISORSE. 

L’inaugurazione della mostra avverrà presso la  Sala Pyrgi che accoglierà la grande installazione pittorica Viaggiatori Viaggianti composta da 51 opere pittoriche, di cui 10 inedite, presentata la prima volta presso il Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini in Roma; mentre nella Sala del Camino sarà allestita l’installazione che dà il titolo alla mostra, realizzata dall’artista per il Castello di Santa Severa, problematiche risorse.  Stefano Trappolini, protagonista degli eventi Art One Shot estivi, nella tappa Exhibit autunnali presenta il suo  lavoro dedicato al tema del viaggio: ai migranti, ai viaggiatori, al Mare Nostrum.

 “Le 51 opere pittoriche che compongono la grande opera Viaggiatori Viaggianti racconta i percorsi e le esperienze di sagome-uomini attraverso il colore e il gesto –  scrive Romina Guidelli – Quel movimento che nell’arte di Trappolini è atto compiuto dall’immagine stessa (le sue sagome sono bloccate nel momento di un passo in avanti, sempre) e rappresenta lo spirito della ricerca: progredire, in ogni senso, per riconoscere, conoscere, accogliere, incontrare, perdere, ritrovare nuovo, mantenere memoria. Il valore dell’esperienza acquisita durante il viaggio supererà l’ambizione al raggiungimento della meta. Non conta la partenza, non è previsto arrivo, quando la vera bellezza è vivere nella propria vita e saper rispettare e riconoscere in quella degli altri il moto perpetuo di viaggiatori viaggianti’. E aggiunge raccontando la nascita dell’installazione Problematiche risorse: ‘Il modulo-sagoma nato sulla tela, pittoricamente interpretato al fine di fermare l’attenzione dell’osservatore su frammenti, pigmenti, materiali inseriti nell’opera come testimonianze e parti del reale e del presente, dall’anno 2011 evolve nelle sagome-scultura in cui i contenuti pittorici che riempiono la silhouette vengono fisicamente e simbolicamente sostituiti dai panorami che la sagoma ‘sfondata’ incornicia. Questa evoluzione denota come concettualmente, indipendentemente dal supporto e dai medium, l’opera di Stefano Trappolini identifica L’IO e L’ALTRO in unico soggetto: la sagoma; inserito in medesimo ambiente: la vita. Un IO attivo e consapevole della sua realtà e nella realtà; un ALTRO inteso come simile anche quando straordinariamente opposto. Possibilità che presuppone un transfer dello spettatore nell’opera e viceversa (sagoma=simbolo=uomo; uomo=simbolo=sagoma), instaurando una comunicazione che verte sulle infinite libertà e possibilità offerte dalla stessa condizione umana. Quelle Sagome siamo Noi e gli Altri. Sono viaggiatori erranti nell’infinito campo d’azione della vita’.

Il Segnalibro: scoprire oggi Raymond Carver A Carver piace mettere in scena la vita di tutti i giorni: è una vita che non riserva alcuna pietà verso i protagonisti

Vi è mai capitato, nella vita, di essere convinti che qualcosa non vi piacesse? La maggior parte delle volte questa convinzione non è supportata da un motivo concreto, semplicemente da supposizioni. Personalmente, quest’anno, ho dovuto ricredermi su due cose che finora avevo diligentemente snobbato: le lumache in campo culinario e i racconti come genere letterario.

Poniamo la nostra attenzione sul secondo punto, delle lumache potremo disquisire in forma privata, per chi fosse interessato.

Ho sempre privilegiato il romanzo come genere letterario, senza una ragione precisa, probabilmente perché “il racconto è un punto di domanda. Il romanzo ha l’ambizione di rispondere, di contenere tutto”, come sosteneva la scrittrice Grace Paley. Evidentemente è delle risposte che sono sempre andata in cerca leggendo.

Ma poi mi sono imbattuta nei racconti di Raymond Carver. Ed è stato come ricevere uno schiaffo in pieno viso.

Leggendo la biografia di Murakami Haruki, noto scrittore contemporaneo, traduttore di Carver in giapponese, sono venuta a conoscenza di questo grande autore americano, nato nel 1938 e morto nel 1988.

Figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, Carver dedicò la sua vita alla letteratura ed è celebre per le sue poesie ma soprattutto per i racconti.

America oggi è la prima raccolta alla cui lettura mi sono dedicata durante un viaggio in treno. Questo libro comprende i nove racconti e la poesia a cui Robert Altman si ispirò per il suo film vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 1993, intitolato proprio “America oggi”.

Perché mi ha tanto colpita?

A Carver piace mettere in scena la vita di tutti i giorni e, come sottolinea lo stesso Altman nella prefazione al libro, è una vita che non riserva alcuna pietà verso i protagonisti di queste storie, colti durante una crisi famigliare, di coppia o personale.

Il suo è uno stile asciutto, scarno di dettagli; i suoi personaggi vengono descritti attraverso i loro gesti, i loro dialoghi. Lui stesso lo ammette:

“Fisicamente, nella maggior parte dei casi, non sai come sono fatti. Non sono molto portato – o forse non nutro un grande interesse – per le descrizioni fisiche: come i personaggi portano i capelli, o se hanno il colorito pallido o rubizzo, le braccia pelose, o come  sono vestiti. Ma psicologicamente credo di fare dei ritratti molto precisi, ed è così che il lettore li distingue. Non ho mai trovato interessanti le lunghe descrizioni dei personaggi nei romanzi vittoriani, pagine su pagine per raccontare com’era vestito lui, o come lei passeggiava e teneva l’ombrellino.”

Carver sembra affacciarsi alle finestre di tipiche case americane e sbirciare al loro interno, scrutando con attenzione senza mai esprimere un giudizio, riportando semplicemente questi stralci di esistenza con un’ oggettività quasi scientifica, gettando fasci di luce accesa su persone comuni. Ci racconta storie di dolore, separazione, morte e soprattutto di solitudine, la solitudine da cui uomini e donne tentano invano di liberarsi mentre il resto dell’umanità conduce imperterrita e indifferente la sua esistenza.

Non vi viene in mente un pittore americano del Novecento? Esatto, proprio lui, Edward Hopper. In tanti li hanno avvicinati proprio per questa loro somiglianza nel ritrarre la solitudine della loro epoca.

Ma tornando all’opera di Carver, una delle sue peculiarità è di non concludere i suoi racconti con un finale compiuto, le storie si interrompono bruscamente lasciandomi sempre con il fiato sospeso. Che voglia darci la possibilità di immaginare un lieto fine? A me non sembra plausibile come spiegazione, i suoi racconti sono permeati di pessimismo, rassegnazione, difficile immaginare una felice conclusione.

Quasi tutti i racconti mi hanno colpita e fatto riflettere ma ne prediligo uno in particolare, il suo titolo è “Una cosa piccola ma buona”. Non voglio svelarvi troppo, vi dico soltanto che un bambino viene investito da un’auto, una festa di compleanno non avrà mai luogo e c’è una torta che non verrà mai ritirata.

Nel finale Carver, per una volta, sembra avere pietà dei suoi personaggi e nella tragedia ci regala un pizzico di speranza, compassione e perdono.

Per concludere, è sicuramente un autore che consiglio caldamente a chi ancora non lo conoscesse, e i motivi li riassumo qui:

  • la sua bravura nel fissare un istante;
  • la descrizione fedele dell’America e dello stile di vita americano;
  • il senso di sospensione e precarietà, proprio come se da un momento all’altro dovesse abbattersi una catastrofe;
  • la presenza di personaggi di cui non conosciamo le caratteristiche fisiche ma piuttosto i loro turbamenti, i loro segreti, i loro profondi disagi;
  • il desiderio di libertà;
  • la materializzazione improvvisa dei personaggi, la facilità con cui riusciamo a percepire la loro presenza, i loro battiti, il loro respiro che odora quasi sempre di alcol e tabacco;
  • ultimo, non meno importante, la brevità dei racconti, che permette la loro lettura anche a chi ha poco tempo.

Carver saprà scavarvi dentro e non sarà una lettura facile e leggera. Ma l’emozione che riceverete in cambio è garantita.

 

 

Il Segnalibro: Halloween con il nuovo Prometeo Un grande classico letterario dell'800 per la notte di Ognissanti

L’edizione Oscar Mondadori del romanzo di Mary Shelley

Cari amici lettori,
innanzitutto vorrei presentarmi.

Il mio nome è Eleonora e sono un’appassionata lettrice. Mi piacerebbe poter condividere questo mio grande amore per la lettura e dare e ricevere consigli letterari. Questa rubrica nasce proprio con questo intento e spero di esserne all’altezza.

Ci troviamo nel periodo dell’anno in cui ormai è diventata popolare la ricorrenza di Halloween. So benissimo che non fa parte della nostra tradizione, non appartiene alla nostra cultura ma colgo l’occasione per rompere il ghiaccio scrivendo di un genere letterario che ben si addice a questa festa: il gotico.

I primi romanzi detti gotici risalgono al XVIII secolo e sono legati ad una serie di caratteristiche: la descrizione del terrificante, ambientazioni arcaiche ed oniriche, il sovrannaturale, personaggi stereotipati e molta suspense.

Oggi vorrei menzionare un romanzo, appartenente a questo genere, che più mi è rimasto nel cuore: Frankenstein ossia il moderno Prometeo, di Mary Shelley.

Venne pubblicato per la prima volta a Londra, in tre volumi, nel 1818, con una prefazione del poeta Percy Bysshe Shelley, marito dell’autrice. 

Per molti anni l’opera della Shelley fu condizionata da un forte pregiudizio anti-femminista: “Frankenstein è meraviglioso, considerato che è scritto da una donna”, dichiarò il Blackwood’s Magazine all’epoca della pubblicazione. Furono in tanti a credere che il romanzo potesse essere stato scritto proprio dal marito o dal padre di Mary tanto che la vivacità intellettuale della Shelley venne, a lungo andare, mortificata invece di essere alimentata: trascurò infatti il proprio lavoro letterario per dedicarsi alla cura delle opere del consorte.

Come spesso succede il cinema ha creato uno stereotipo del personaggio molto lontano da quella che è l’idea originaria dell’autrice. Frankenstein non è solo un mostro pronto a vendicarsi nei confronti del suo creatore che lo ripudia. A dire la verità non si chiama nemmeno Frankenstein, questo è il nome dello scienziato che gli dà vita. Non ha un nome nel romanzo, è semplicemente chiamato “The being”, l’essere.

Plasmato dal suo creatore, unendo pezzi di cadaveri e di altri corpi esanimi, l’essere si ritrova in un mondo che lo rifiuta per la sua diversità. Lo stesso scienziato, spaventato dalla sua stessa creazione, lo disprezza. Il “mostro” fa di tutto per essere benvoluto e accettato dagli uomini, sfruttando la sua forza straordinaria ma i pregiudizi che nascono dal suo terribile aspetto e dalla sua incapacità di parlare, non lo aiuteranno nel suo intento.

Sono molti i temi trattati in questo romanzo: l’uomo che vuole sostituirsi a Dio nell’atto della creazione, la rivolta dell’essere incompleto contro un dio imperfetto, la condanna all’infelicità di entrambi. Un grande classico che consiglio a tutti, una storia che può essere letta in chiave moderna, mettendosi nei panni del mostro che non è poi così lontano dall’uomo di oggi. Tutti hanno bisogno di avere un posto nella società, di comunicare e interagire con gli altri, di condividere la propria vita.

“È più felice quell’uomo che crede che la sua città natia sia il mondo intero, di quello che aspira a divenire più grande di quanto la sua natura gli consenta”.

Mi auguro che queste poche parole scritte vi abbiano fatto piacere ed invogliato a leggere (o rileggere, perché no?) questo grande capolavoro.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

Buona settimana a tutti voi.

Unicef Santa Marinella: incontro tra gli studenti ed il Sindaco Tidei Tidei: pronto a ricevere i suggerimenti degli studenti in un tavolo di confronto

Entusiasti gli alunni dell’ Istituto Comprensivo 1 di Santa Marinella riconosciuta  dal  MIUR  CITTA’ AMICA   DEI BAMBINI  e DEGLI ADOLESCENTI.   Mercoledì 24 ottobre  alle  ore  10 accompagnati dalla responsabile del Comitato Provinciale  UNICEF del Lit. Roma, Nord,  Pina Tarantino dalla Vice Preside Francesca Chinappi, dalla Prof.ssa Letizia Chiacchella,  hanno incontrato il Sindaco  Pietro Tidei, il  Vice Sindaco Andrea Bianchi, l’Assessore  Emanuele Minghella.  Entusiasti  gli alunni della prima,  seconda, terza media  della Giosuè Carducci e, del plesso di Santa Severa,  hanno  relazionato e presentato cartelloni realizzati  con  costante impegno  a favore dell’UNICEF. Hanno chiesto  al Sindaco di impegnarsi  per favorire  alcune migliorie  da apportare  all’Istituto Giosuè Carducci, gli hanno ufficialmente formalizzato l’invito  per l’imminente festa a  scuola  dove mostreranno la pergamena  che riceveranno a breve dal MIUR e dall’UNICEF con  il    titolo – SCUOLA   AMICA   UNICEF.

Hanno chiesto l’intitolazione di un Parco  verde dei diritti, con l’installazione di  alcune sagome con la citazione di alcuni importanti articoli della Convenzione ONU quali: Diritto all’istruzione, alla partecipazione, alla salute, alla protezione etc.

Hanno proposto all’Assessore all’Istruzione   visite didattiche presso il  Museo della Scienza  di Torre Chiaruccia Capolinaro di Santa Marinella, nominata ieri dal Sindaco Città della Scienza alla presenza della Principessa Elettra Marconi , dove  lo scienziato premio Nobel Guglielmo Marconi fece  i primi esperimenti sulla radiotelefonia.  Hanno chiesto che durante la settimana dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza  che si celebra il  20 Novembre  la Bandiera dell’UNICEF  venga issata  fuori la Sede  del Comune ,  la casa  dei cittadini. Il Vice  Sindaco  ha proposto di  incontrare personalmente  molti alunni di ogni ordine  e grado  per campagne si sensibilizzazione riguardo l’ambiente.

Infine   Il Sindaco Tidei,   entusiasta dell’incontro ha dichiarato – propongo a voi  un tavolo permanente  mensile cari  giovani alunni   sotto l’egida del Comitato Provinciale  UNICEF rappresentato dalla responsabile Pina Tarantino. Sarete voi giovani  che  ci informerete su  cosa accade in altre realtà nel mondo, sarà un valore aggiunto per noi amministratori  acquisire i vostri suggerimenti  e  proposte  per migliorare la qualità di vita e, delle scuole  di Santa Marinella.

ENPA S. Marinella: Il 7 ottobre dalle 17:00 aperimicio solidale al Castello in occasione della giornata degli animali

Anche quest’anno l’Ente Nazionale Protezione Animali torna in 200 piazze italiane per festeggiare i suoi piccoli amici a quattro zampe. L’appuntamento con gli Aristogatti, è al Castello di Santa Severa, dove il 7 ottobre si svolgerà presso il chiosco bar, dalle 17:00, un aperimicio solidale. I più piccoli, oltre agli oggettini miciosi, potranno acquistare per soli 5 euro gli zaini a sacca di Zanna Bianca, messi a disposizione da Adler Entertainment, la casa di distribuzione cinematografica, che l’11 ottobre porterà al cinema il primo cartoon tratto dal celebre romanzo di Jack London. Il ricavato sarà devoluto per il sostentamento dei gatti della colonia, regolarmente riconosciuta dal Comune. Il messaggio identificativo della giornata lanciato da ENPA è molto semplice: “Guardati Intorno: Gli Animali sono sempre accanto a te!” I volontari della colonia felina del Castello non solo si sono guardati intorno ma hanno invitato – per ora in modo del tutto informale – il Comune di Santa Marinella ad affrontare il problema delle sterilizzazioni e degli abbandoni. Non si tratta di fare pura e semplice beneficenza ma di evadere agli obblighi previsti dalla legge che impone alle ASL e ai Comuni la responsabilità del controllo demografico delle colonie feline che vivono in libertà. Purtroppo la situazione del territorio è molto complessa – spiega la presidente Cristina Civinini – e come al solito a farne le spese sono sempre i più deboli. Non cresce solo il numero dei gatti da sterilizzare, dice, ma anche e soprattutto il numero degli abbandoni. I cuccioli lasciati in strada sono sempre di più e i volontari vorrebbero che il Comune intervenisse con una campagna non solo informativa ma anche dissuasiva che ricordi gli obblighi e le sanzioni previste dalla Legge 281/91. È vero che non si può obbligare i privati a sterilizzare il proprio animale, gli si può però ricordare che l’abbandono è un reato. Spesso si ritiene che sterilizzare significhi infliggere una sofferenza o una mutilazione al proprio animale, semmai è vero il contrario. I gatti non sterilizzati soffrono proprio a causa dei loro calori: smagriscono, girano senza pace o vagano per la casa in cerca del sospirato accoppiamento, in preda a stress e nervosismo. Insomma sterilizziamo non solo per amore ma anche per opportunità: è meglio sterilizzare che abbandonare.