CEMENTIFICIO CERRANO DI SANTA MARINELLA

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Progetto artistico di Rakele Tombini e degli studenti del Liceo Artistico Caravaggio di Roma: Margherita Antonucci, Federica Bettelli, Simona Catalani, Fabiola Chowdhury, Ilaria Pennacchietti, Giacomo Manzi. Mostra a cura di Susanna Horvatovicova in collaborazione con Livio Spinelli in concomitanza del Santa Marinella Short Film Festival 30 Luglio 2015 ore 18:00 Shar Sporting Club di Barbara Sbaffo Co., via Aurelia 487, Santa Marinella orario continuato – Ingresso libero. Un gruppo di studenti del Liceo Artistico Caravaggio di Roma insieme alla prof.ssa Rakele Tombini hanno preparato un progetto artistico ed espositivo dedicato all’Ex Cementifico Cerrano e finalizzato a una ipotesi di riqualificazione dello Stabilimento e del villino Cerrano di Santa Marinella. La mostra collettiva comprende schizzi, disegni, rilievi, fotografie realizzati dagli studenti ed un’installazione ambientale della coordinatrice del progetto prof.ssa Rakele Tombini.

La mostra dei giovani artisti del Liceo Caravaggio è curata dalla dott.ssa Susanna Horvatovicova con la consulenza storica del prof. Livio Spinelli e si inaugurerà il 30 luglio, ore 18:00 allo Shar Sporing Club di Santa Marinella via Aurelia 487. La mostra è a ingresso libero, resterà aperta con orario continuato fino al 2 agosto 2015, si svolgerà in concomitanza con il “Santa Marinella Short Film Fest, l’Apollo d’oro”, organizzato dall’Associazione Santa Marinella Viva.

 

Il Cementificio venne fondato da Giuseppe Cerrano nel 1898. Lo stabilimento comprendeva il villino del Direttore Chimico, alloggi per gli operai, laboratori, forni per la produzione di cemento, una centrale elettrica a carbone ed era collegato alle cave di calcare limitrofe con una serie di teleferiche, ed era collegato con una rete ferroviaria al porto di Santa Marinella. All’epoca gli alloggi potevano ospitare fino circa 200 operai e l’edificio era abbellito con una facciata di maioliche decorate con l’intento di creare un ambiente piacevole di riposo, secondo lo spirito modernista di inizio secolo. L’intera struttura fu abbandonata negli anni quaranta e oggi si trova in uno stato di forte degrado, nonostante sia sotto la tutela della Soprintendenza dei beni artistici e culturali della Provincia di Roma, faccia parte delle zone classificate come “archeologia industriale” e sia considerato un ottimo esempio del Modernismo e dello stile Liberty italiano.

 

Il progetto artistico dei giovani artisti romani è partito dalla ricerca dell’identità del luogo e dall’ipotesi di riqualificazione dell’area industriale dismessa del Cementificio Cerrano. Le loro tavole progettuali vanno considerate come proposte di restauro e tentativi di ripristino dei rilievi, ornati floreali e vegetali in cemento che decorano il vasto giardino, le facciate, gli interni degli alloggi, i quali conservano a tutt’oggi un certo valore storico artistico. Sono proposte creative di conversione degli edifici abbandonati in nuovi spazi funzionali, fruibili e abitabili che potrebbero essere destinati a future attività sociali e culturali della popolazione locale di Santa Marinella.

Gli interventi artistici sono costellati da schizzi, scorci, dettagli architettonici disegnati durante i sopralluoghi nella zona industriale. Oltre alle varie ipotesi di restauro architettonico delle costruzioni, è visibile un approccio e un confronto personale con il genius loci del complesso Cerrano, tanto che nelle tavole progettuali l’aspetto estetico e simbolico prevale su quello funzionale. Gli interventi artistici tendono a “ri-creare” o “ri-pensare” la zona industriale come un luogo deputato all’arte e, a volte, nascondono allegorie della riqualificazione e della rinascita del Cementificio. Negli studi e rilievi di Ilaria Pennacchietti riguardanti la scalinata e la decorazione in cemento delle balaustre del villino Cerrano, vengono introdotti ad esempio nuovi elementi classicheggianti, come colonne e capitelli ionici avvolti dall’edera. In un disegno di Giacomo Manzi invece si intravede la figura del demone del tempo e dell’incuria dell’uomo che osserva una fanciulla efebica avvolta nei suoi lunghi capelli, come l’edera attorno ad una cariatide o come la bella Dafne trasformata in alloro mentre fugge al dio Apollo. Il senso di classicità di alcune tavole progettuali è accompagnato con una certa sensibilità e presa di coscienza del valore storico artistico del Cementificio Cerrano.

L’installazione ambientale di Rakele Tombini è invece un lavoro autoreferenziale e concettuale nato dall’attività di coordinazione degli studenti e scandito dal “work in progess” della ricerca di gruppo. L’installazione consiste in un percorso interattivo formato da tavole progettuali, fotografie e oggetti in cemento sabbiato che riproducono gli strumenti di lavoro usati durante i sopralluoghi al Cementificio Cerrano, come tavole da lavoro, matite, penne, quaderni, fotografie. Il percorso interattivo illustra le varie tappe del “lavoro di equipe” degli studenti, definiti “operatori nel campo dell’arte” che partono dalla fase della “ricerca sul campo” e arrivano alle ipotesi e agli interventi artistici di recupero della zona. L’espressione “operatore culturale” fu usata dall’artista Bruno Munari già negli anni cinquanta per designare il lavoro di equipe di artisti e architetti italiani destinato a riqualificare gli spazi pubblici della città. L’installazione ambientale rispecchia a pieno l’indagine personale sul campo e l’esperienza di gruppo di Rakele Tombini conferendo al suo lavoro un valore di autenticità ed auto riflessione.

Il progetto artistico può essere considerato nell’insieme un omaggio all’universalità dell’arte e all’ideale di bellezza, è un inno rivolto a tutte le opere artistiche e architettoniche passate e presenti che alimentano ogni giorno l’immaginario collettivo e che costituiscono un patrimonio culturale insostituibile del nostro paese da preservare.

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